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POESIA
RENATO PIGLIACAMPO
CUORE DI PORTO RECANATI
Ascolto il battito di Geo.
Sempre sei stata, o terra
affine al mio corpo dialogo
teso nei sogni di queste colline
da cui ogni giorno sono generato
nel volto dei mezzadri che ricordo.
(Oh! le mie Marche di vergari e tabaccoli,
gente robusta con mani callose
il cuore generoso; ancora mi parlano
nell'idioma del passato
nelle sere che calano sul mare)
Sono andato nell'ultimo volo
per imitare il gabbiano sfiorante l'onde.
Sulle spalle ho la croce del debole.
Mi sono dato ai fratelli del Silenzio.
Volato oltre i Sibillini, oltre
il Conero per fondermi nell'arcobaleno.
La mia storia la sussurra il vento
che soffia per le vie della mia Porto.
A me non è dato ascolto se non che
nelle labbra che muovono rapide parole.
Nemico talvolta a me stesso, sui libri
indago la verità per sperare consenso.
Un abbraccio d'amore, mia Porto Recanati.
LA VOCE, IL SUONO, IL CANTO
O sera che scendi
scendi
e cali
e avvicini la mia collina
(collina or desolata
dei miei mezzadri ferrigni
donne e uomini recitanti Pater e Ave)
rivedo, a te rivengo
insieme ai figli adulti;
d'improvviso mi stacco solo e pensoso.
Qui ho recitato l'alba di vita:
e i contadini di valle
sanno di me di allora
e di poi.
Non tutto è perduto!
C'è un soffio di brezza di mare
che dal porto ascende
le colline sin qui;
c'è un rovere consunto
che preme radici
per suggere energia
di più del fossato;
c'è la quercia sempre uguale;
c'è il lago che specchia negli occhi
tutte le albe di Bagnolo;
c'è un via vai di tabaccoli e vergari
che s'incamminano col bestiame
per la fiera di Recanati;
c'è al bivio la scuola rurale
dove il piccolo poeta
iniziò il viaggio con le aste e le macchie
d'inchiostro sullo zinale;
c'è sulla strada il sogno
e la speranza oltre l'Appennino
e la mia voce nel suono e canto.