Coro a piu' Voci


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Maulo Gian Mario

POESIA

Gian Mario Maulo

... la luna fiorirà di sogni
liberi d'essere
nel seno della notte ...
G. M . Maulo

GIAN MARIO MAULO è nato a Montecosaro (MC) il 3 gennaio 1943; vive a Macerata, città di cui è stato Sindaco dal 1993 al 1997; insegna Scienze Umane presso l'Istituto Tecnico per le Attività sociali, dove molte liriche sono nate come proposte ed esperimenti.

E' autore di :
-
" TU CHE VIENI " (Forum - Quinta Generazione, Forlì 1981)
- " QUANDO NASCE LA LUCE " (Camerino 1983)
- " SETTIMO GIORNO " (Marzorati - Milano 1989)
- " DIARIO LAICO. SAGGIO SUL CRISTIANESIMO DI PROVINCIA " (ed.Rotary, Macerata 1995)
- "
TEMPO DI ATTESA" (ed. Stamperia dell'Arancio, Grottammare AP 2000)

TU SEI IL SILENZIO E LA PAROLA

Tu sei il Silenzio e la Parola,
l’inquieta assenza che abita fra noi,
il Volto ineffabile dell’Altro.

Sei l’Abisso dell’Essere nel Nulla,
il Velo invisibile dell’Assoluto,
l’Eterno che nel Tempo si dipana.

sei la Luce che abbaglia la mia Notte,
la Vita che nella Morte si rivela,
la Via che all’infinito trasfigura in Meta.

Sei il Fiore che si eterna in Seme,
il gemito primo ed ultimo dell’universo,
la Sponda inarrivabile del Grido umano.

Sei la Bellezza incontenibile del mondo,
il Tutto che il Frammento non comprende,
la Pienezza oltre il Cosmo che si espande.

Sei l’Orma che viene dal Profondo,
l’Icona invocata di un’immane Attesa,
la ricerca la sete il desiderio.

Sei il Dono che di noi ha bisogno,
il Sublime che nasce dall’Assurdo:
sei lo stupore l’estasi il mistero.


* “
Deus coincidentia oppositorum
Niccolò Cusano

Macerata 28.4.2005


PER PIANO SOLO

L’ombra ricurva sopra la tastiera
le mani sospese ad una pausa immensa:

istanti rappresi in una dissonanza eterea
sul pianoforte denso di incompiute fughe.


Concerto senza nome, senza parola,
da un pentagramma che non ha più
mèlos,

neppure un
leitmotiv una memoria,
solo l’ultima nota che oltre il rigo si distende.

Macerata 17.5. 2005


UN VOLTO DI COLORI

Un volto di colori ebbro di sole
al balcone vestito arcobaleno,

al vento nomade ai campi ai casolari
al verdazzurro della mia vallata.

un rapido guizzo di rondone
su le rughe del bosco e la collina,

il primo volo trepido fra i rami,
un nido inerme nel prato.


Abbazia di Fiastra 25.6.2005


SULLE ACQUE

Su i remi
si posano leggere
le ombre della sera,
oltre
l’ultimo velo di colori
il volto della notte vasta.


Cerco l’orma
che ti ha reso vivo
sulle onde
che danzano lungo la marina
al passo inatteso
di una nostalgia che sale.

Io so
i naufragi della mia ventura
le rotte
perdute in lucide illusioni
i mari
osati soltanto al desiderio.


Sulla sponda
di un oceano ignoto
l’approdo
che nasce dall’abisso
il mistero
che viene sulle grandi acque.


Civitanova Marche 26.2. 2006


SUL MOLO

Non ho misura alle ombre
che nascono oltre il molo,

al soffio gelido di luna
che ferisce l’anima.

Troppo grande
è il silenzio che mi accoglie

e lontano
il seno della terra madre.

Nelle mani ormai
soltanto le umide pareti della notte:

ma il mio confine
è il mare.

Civitanova Marche 14.4. 2006


MURA DA SOLE

Sospesa ad una ambigua levità
è l’ anima effimera del borgo:
feriale inconsistenza
di penombre amiche
e vicoli di luce
assorti nell’afa meridiana.

Ai campi intrisi di colore
una nenia di cicale a vita,
le mura ebbre di sole
sul cedro madido d’azzurro,
fra i rami abbacinata
pure la memoria il cielo. .

È l’ora sola del parco:
fra i tigli in fiore
e il salice reclino
giostre in attesa
e ingenui graffiti di passione,
il silenzio amaro dei prati.


Macerata 17.5. 2006


IL CEDRO

Non ha più mani
il vecchio cedro
orante in cima alla collina:

la prima neve
ne ha piegato i rami,
un temporale gli ha squarciato l’anima.

Ora sta, solo,
sulle sue radici,
all’orizzonte vuoto della sera,

fra le ombre
amiche
un eremo di fuoco,

un coro di tortore
in amore
sui fili elettrici del campo.


Abbadia di Fiastra 13.6. 2006


DAVANTI

Dal traghetto che corre verso casa
invano ho cercato un’alba
che opaca si allontana:

sentinella del sole che non muore,
non attendo più un soffio di luce
dall’aurora.

Davanti il mare aperto e la ventura:
se alla sera si nasce per la vita,
solo il tramonto non delude l’anima.

dal traghetto Patrasso – Ancona, 23.9.2006


TRALICCI D’ANIMA

Tralicci d’anima in preghiera
nei campi freddi dell’autunno,

sospeso ai fili elettrici del prato
un ciuffo tremulo di capinera.

Nei solchi gravidi di semi
le nebbie sole tra i filari,

uno spazio immobile di luce
ai giorni lunghi di maggese.


3.12.2006




Alla memoria del pittore Rodolfo Gentili da Macerata

LE OMBRE

Le ombre
che tornano la sera
nel cortile di voci ed altalene

hanno il volto dei sogni

dipinti dall'aurora
nel puro spazio di colore
disteso fra le colline e il mare.

Anche la luna
pendula fra i rami del giardino
sorride alle ultime emozioni

che magiche s'accendono

tra pareti di vita
memorie d'altro
parole ed illusioni.

Non ho più tempere
nel mio atelier
per tingere di luce

le orme della notte;

sul limitare inquieto dell'anima
guardo negli occhi
il silenzio che viene di lontano.



Macerata 19 ottobre 2005

FIORI DI FUCSIA

Un ramo di colori rosa e bordeaux
ho divelto
tra refoli d'autunno
al davanzale dei monti Sibillini,

per donare vasi di talee
ai balconi di nebbia
che la sera
aspettano la luna pellegrina.

Che i fiori di fucsia
segnino alla notte
il cuore del cammino?
macchie di luce

immagini di eterna primavera
agli occhi nomadi
e pensosi
che cercano lontano.

Macerata 5 novembre 2005

DOPO AUSCHWITZ

Anche se non so nuotare
vorrei tanto attraversare il mare;

non ho le ali per volare
eppure mi immagino a planare sopra la vallata;

non so suonare il piano
ma le dita mi fingono pianista di melodie mai scritte;

e non ho memoria dei sogni della notte
ma nascono ancora a frotte le emozioni:

non posso più credere ad un Dio "potente"
ma spero ancora contro la speranza.

per la memoria dei gulag e dei lager

Macerata 27 gennaio 2005

Poesia vincitrice del "Trofeo Rodolfo Gentili da Macerata", per il Premio speciale a tema ecologista, nel Concorso Letterario "Città di Porto Recanati 2005"

CONO D'OMBRA

Come freddo è questo cono d'ombra
che obliquo si protende sull'oceano
a velare una presenza inquieta!

anche i muri di luce che innalzo
a metafora di un cosmo razionale
disegnano solo una fisica d'automi

aperta su abissi di caos e/o di mistero:
"sono doglie del parto d'una terra madre
che genera alla forma della vita piena!"

ma c'è Qualcuno che plasma (e come?)
l'immane divenire di un mondo
che si espande oltre la figura del presente?

e quale futuro ha la vita di ciascuno
(cuori di carne travolti da tsunami)
in questo universo che si evolve?

Dall'onda che scuote questa sabbia umana,
ribelle ed insieme responsabile,
pastore della nuova creatura che saremo,

si leva una infinita nostalgia
dell'Alfa e dell'Omega del Tutto,
l'affranta speranza di Colui che viene.

meditazione sullo tsunami

Macerata 26.01.2005

GIARDINI D'INVERNO

Le ombre
che vestono di freddo
i passi del giardino
non nascono oltre i cedri pensosi
in cima alla collina:
tra i rami nudi e i petali reclini
è il cuore opaco della sera.

Al di là dei cancelli,
che in seno
racchiudono parole amiche,
la memoria l'orma il desiderio:
e gli ultimi bagliori
radenti sui campi di grano e gli uliveti
distendono un'eco leggera fino al mare.

Ora la notte
che cela i suoi colori
agli occhi del cammino
attende con ansia la voce della luna:
non ho più sogni tra le mani
non ho più paure,
solo una brezza di libere emozioni.

Macerata 8 marzo 2005

PRIMA

La casa dei sogni
riposa in fondo al viale:

una pausa di silenzi amari
fra i giochi stanchi del giardino.

Forse domani tornano le voci
sul prato, sopra l'altalena

che dondola di noia
ombre impalpabili di sera.

Tra i rami freddi
pulsa segreto il desiderio,

il lucido spasmo
di una vita nuova.

18.03.2005

AGENDA

Pagine al vento
avanti indietro
a scarmigliare
brani di vita quotidiana:

fogli di cose
- fare comprare -
segni feriali
dalle otto alle ventuno.

Non c'è memoria,
neppure in interlinea,
di sogni paure
ed ambizioni;

fuori agenda
la folata inattesa
che chiude
il mio 'quo vadis'.


Macerata 5 ottobre 2005

Salmo di Passione

La tua casa mi avvolga di tepore, / quando sento la fatica di vivere,
come un grembo di donna / culla il sonno del bambino;

la parola di vita mi ridesti / dalla morte che mi nasce dentro,
come il vento che la sera / si leva dal lago verso la radura.

Le tue mani si posino leggere / sulle piaghe che segnano la carne,
come rugiada che la notte / ristora le foglie del giardino;

e la tunica intrisa di passione / rivesta il freddo della mia paura,
come fiori che ammantano di luce / le siepi e le spine di prunalbo.

I tuoi pani diventino una mensa / per il volto smarrito della folla,
come briciole di madre / al nido che pigola di fame;

i tuoi occhi nella mia prigione / oltre i sassi che lapidano il corpo,
come il sole batte dall'aurora / alle porte in attesa o ancora chiuse.

E l'acqua attinta dal tuo pozzo / estingua la sete senza fine,
come pioggia invisibile che cade / sui gigli del campo e sul deserto.

28 marzo 2005

La poesia è sempre ''oltre'', ''aldi là'' : nella ricerca , non nella fuga, nella meraviglia non nell'indifferenza, nel gioco della vita non nel suo consumo, nell' utopia non nella rassegnazione.

G.M. Maulo

Il dramma è nella realtà: la poesia, percio, è nella struttura ontologica, nel nucleo dell'essere.
E' questa poesia nel cuore del reale a generare il poeta ; non la sensibilità del poeta a generare poesia.
La poesia genera il poeta, non viceversa .... egli è soltanto un interprete del dramma che si fa parola, grido, immagine.


G.M. Maulo


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